ZANARDELLI Tito

(Vittorio Veneto (Treviso) 1848 -)

Pubblicato nei volumi: L'Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti.

Nato a Vittorio Veneto nel 1848. Proveniente da una famiglia di attori girovaghi, percorre l’Italia dando spettacoli mnemotecnici ed esercitando l’attività di scritturale. A Napoli, dove soggiorna più volte per lunghi periodi, svolge un’intensa attività mazziniana e nel 1869 dirige Il Gazzettino del popolo. Nel 1871 la svolta. Passato nelle fila internazionaliste entra a far parte della redazione de Il Motto d’ordine, e nel gennaio 1872 fonda con Cafiero, Alberto Tucci e Carlo Gambuzzi il periodico internazionalista napoletano La Campana. Nell’agosto dello stesso anno partecipa al Congresso costitutivo della Fiail a Rimini, quindi svolge attività a Venezia fondandovi, insieme a Pietro Magri, la locale Federazione operaia, affiliata all’Ail. In seguito opera anche a Trieste, in Austria-Ungheria, e a Roma, dove collabora con Osvaldo Gnocchi-Viani all’organizzazione e alla propaganda internazionalista. Dopo aver pubblicato a Napoli un Almanacco socialista per l’anno 1873, nel marzo 1873 partecipa al ii Congresso della Fiail a Bologna, che lo elegge nella Commissione di propaganda. Rientrato a Roma riprende l’attività organizzativa, soprattutto fra gli operai edili. Ma, arrestato insieme a Gnocchi-Viani ed altri e poi rilasciato in libertà provvisoria, nel 1874 emigra in Svizzera. Nell’agosto dello stesso anno partecipa con Lodovico Nabruzzi al Congresso ginevrino della Lega universale delle corporazioni operaie, poi si stabilisce a Lugano. Nello stesso tempo, sempre insieme a Nabruzzi, diviene uno dei principali redattori dell’Agitatore. Su questo foglio, come su il Nomade di Palermo-Trapani a cui prende a collaborare, si occupa della questione Terzaghi, difendendolo, e inizia a svolgere tematiche critiche verso i movimenti insurrezionalisti. Nel novembre 1875 è tra i fondatori, assieme a Nabruzzi e a Joseph Favre, della sezione internazionalista del Ceresio. Con essa si colloca su posizioni più inclini al legalitarismo, che arrivano sino all’accettazione della lotta parlamentare. La svolta viene sancita nell’aprile del 1876 nel corso di in una conferenza organizzativa della sezione stessa, che si pronuncia a favore della battaglia per la riforma elettorale. Dopo aver pubblicato con la collaborazione di Benoît Malon un Almanacco del proletario per l’anno 1876, si trasferisce a Parigi e prende a frequentare il circolo di Costa. Nel settembre 1877 partecipa al Congresso “universale” di Gand, sostenendovi posizioni legalitarie e anti insurrezionaliste. Nel marzo 1878, arrestato insieme ad altri internazionalisti fra cui Costa ed espulso dalla Francia, ripara a Londra dove per pochi mesi, in settembre, dà vita al foglio La Guerra sociale. Iscrittosi alla International Labor Union, fonda con alcuni operai italiani un Circolo di studi sociali; e in collaborazione con altri profughi di diversi paesi anima poi un altro Cercle international d’études sociales. Nel 1879 pubblica un nuovo foglio, il Bollettino socialista rivoluzionario, quindi rientra clandestinamente a Parigi. Nella capitale francese si avvicina al gruppo animato da Amilcare Cipriani e muta posizione. Nel dicembre 1880 partecipa al iii Congresso della Faiail a Chiasso, sostenendovi infatti le posizioni antilegalitarie assunte da Cafiero. Sottoscrittore del manifesto insurrezionalista “Agli oppressi d’Italia” lanciato da Cipriani, ne sostiene le tesi durante un suo viaggio nel nord Italia. Dopo questa ennesima svolta iniziano però a circolare sospetti circa un suo ruolo quale agente provocatore. Al suo rientro in Francia riprende tuttavia l’attività di conferenziere e dà alle stampe un ennesimo opuscolo della sua prolungata ed intensa attività letteraria. Nell’ottobre 1882 si reca in Italia per sostenervi la candidatura di Cipriani, ma subisce un arresto a Torino. Processato nel mese successivo, risulta prosciolto. Sempre accompagnato dall’accusa di connivenza con la polizia, si allontana allora definitivamente dal movimento anarchico e socialista e si trasferisce a Bruxelles, dedicandosi esclusivamente a studi di filologia.

Fonti: Archivio Centrale dello Stato (Roma), Ministero di Grazia e Giustizia, Direzione delle Grazie e del Casellario, Miscellanea, b. 62; Archivio di Stato di Bologna, Prefettura, Serie Gabinetto, N° 443, b. 102; Andreucci Franco, Detti Tommaso, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, E. R., 1975-1979, 5 volumi; Rassegna storica del Risorgimento, a. LI, luglio-settembre 1964, fasc. III, Berti Giuseppe, Gli inizi del socialismo parmense-piacentino (1870-1875).